Quirinale e Anm mediano sulla Giustizia, Pd dialogante, Di Pietro usa il bastone

La strategia diplomatica del Quirinale funziona: il Csm prende tempo e la vis polemica perde di tono, mentre il Cav. tira dritto apparentemente invincibile. Berlusconi incassa, all’unisono, il “sì” di Palazzo Madama alla norma sulla sospensione dei processi e contemporaneamente si gode la richiesta corale dell’opposizione (e dell’Anm) per un lodo Schifani, l’immunità per le più alte cariche dello stato. Allontanata la presa di posizione del Csm, Veltroni può anche tentare un riavvicinamento con il Cav. che, d’altra parte, se non intende ritirare la norma sui processi minori – come gli chiede l’opposizione – ha già chiarito che non intende usufruirne.
25 GIU 08
Ultimo aggiornamento: 05:32 | 20 AGO 20
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Roma. La strategia diplomatica del Quirinale funziona: il Csm prende tempo e la vis polemica perde di tono, mentre il Cav. tira dritto apparentemente invincibile. Berlusconi incassa, all’unisono, il “sì” di Palazzo Madama alla norma sulla sospensione dei processi e contemporaneamente si gode la richiesta corale dell’opposizione (e dell’Anm) per un lodo Schifani, l’immunità per le più alte cariche dello stato. Allontanata la presa di posizione del Csm, Veltroni può anche tentare un riavvicinamento con il Cav. che, d’altra parte, se non intende ritirare la norma sui processi minori – come gli chiede l’opposizione – ha già chiarito che non intende usufruirne.
La sesta commissione del Csm ha rimandato ancora a domani il parere sul dl sicurezza, che sarà votato dal plenum solo la settimana prossima. Per tenere aperto il canale diplomatico e non sprofondare in un conflitto istituzionale – pensano al Quirinale – è necessario che il Csm non sia categorico “ma costruttivo nei suoi rilievi”. Il Consiglio – è auspicio comune – dovrà avvertire il governo del rischio di incostituzionalità, senza tuttavia esprimere violente pregiudiziali. E infatti il contenuto del testo potrebbe aprirsi a valutazioni positive sulla necessità di stabilire delle priorità tra processi. Mauro Volpi, presidente laico della sesta Commissione, ricorda che in passato il Csm si è espresso positivamente “sull’ipotesi di stabilire criteri di priorità, purché – spiega – non siano talmente rigidi da ledere l’autonomia della magistratura”.
Il ritardo del Csm favorisce il dialogo con l’opposizione, che adesso chiede a Berlusconi una legge sulle immunità. Pier Ferdinando Casini si era esposto per primo, ma ieri anche il Pd, in difficoltà nei rapporti con Di Pietro, si è unito alla richiesta. “Non abbiamo nessuna contrarietà di principio – dice il capogruppo democratico Anna Finocchiaro – “esiste anche in altri paesi europei”. Eppure, spinto dall’irrequietezza dipietrista, Walter Veltroni cerca uno scambio: il lodo sulle immunità, per il ritiro della norma sospendi processi. Un “baratto – lo definisce Gaetano Quagliariello, il vicecapogruppo del Pdl al Senato – non accettabile”. Così, a chiarire la posizione compatta e irremovibile del governo, il Cav. manda il ministro leghista dell’Interno: “Le immunità e la sospensione dei processi – dice Roberto Maroni – sono cose distinte e separate”. Il che significa: la norma non si ritira. Tuttavia è in mano al Parlamento, dunque chissà.
Sicuro nella rotta, il governo sembra tendere una mano a Veltroni.
Esaurite le saette lanciate dal Cav. in direzione delle toghe, è tornato a far capolino il Guardasigilli Angelino Alfano, uno dei registi dell’appeasement e uomo chiave nella dialettica tra Quirinale, opposizione e Palazzo Chigi. Alfano ha annunciato per il prossimo Consiglio dei ministri il provvedimento atto a bloccare i processi penali per le più alte cariche dello stato e contemporaneamente, quasi in risposta al segretario del’Anm Giuseppe Cascini (che ne elogiava le qualità diplomatiche), ha contribuito a placare gli animi pur senza indietreggiare d’un passo: “Dobbiamo evitare che la legittima polemica blocchi il processo riformatore”.
La segreteria del ministro della Giustizia ha lavorato a un testo che recepisca gli spunti critici espressi dalla Corte costituzionale sul lodo Schifani. Una primissima bozza potrebbe già cominciare a circolare, per finire poi sul tavolo di Veltroni insieme con il dossier relativo alle nomine Rai: fermo restando che l’emendamento sulla sospensione dei processi non si ritira, ma tutt’al più lo si lascia nelle mani “dialoganti” della Camera. Tuttavia il segretario democratico è sotto l’attacco di Di Pietro. Lunedì sono tornati i girotondi e ieri il leader dell’Idv ha chiesto una verifica dell’alleanza: “Nessuna immunità – ha detto – se il Pd vuole fare la ruota di scorta di Berlusconi non possiamo restare alleati”. Così adesso nel Pdl fanno il tifo per W: “Rompa con i manettari”.